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Itinerario

Due città. L’anima intera del Giappone.

Tokyo e Kyoto: sembrano solo due nomi su una mappa, ma in realtà racchiudono tutta l’anima del Giappone. E noi ci buttiamo dentro a capofitto.

Si parte dalla vertigine di Tokyo — grattacieli che sfiorano le nuvole, luci al neon che non si spengono mai, un’energia che ti prende allo stomaco e non ti lascia più. Una città che non dorme, che non smette mai di sorprenderti, dove il futuro sembra già arrivato.

E poi basta un trasferimento per azionare la macchina del tempo. Passando per Nara — dove i cervi camminano liberi tra antichi santuari e sembra di essere dentro a un sogno — si arriva a Kyoto, dove il tempo rallenta, i templi sussurrano storie millenarie e l’incenso si mescola all’odore del legno antico.

Modernità e spiritualità, caos e silenzio, presente e passato: il Giappone è tutto questo insieme. E tu sei pronto a viverlo?

Una mappa stilizzata di un itinerario di viaggio in Giappone, che inizia a Tokyo e termina a Kyoto, mostrata con una linea di collegamento e punti tappa.
Una folla di persone cammina lungo un vicolo stretto di notte, illuminata da sfavillanti lanterne di carta rosse e bianche e fiori di ciliegio.

First reaction shock!

Atterriamo, lasciamo i bagagli, e Tokyo è già tutta accesa fuori dalla finestra. Usciamo, camminiamo, ci lasciamo travolgere. Finiamo a Shinjuku, tra i neon e i vicoli del Golden Gai, dove i bar sono grandi come armadi e gli sconosciuti diventano amici in dieci minuti. Chiudiamo la serata con un ramen al bancone. È il nostro primo assaggio: non cerchiamo niente di specifico, lasciamo che sia la città a trovarci.

Un grande portale tradizionale giapponese rosso con una lanterna centrale appesa si erge in un cortile pavimentato sotto un cielo azzurro e limpido.

Gli opposti ci attraggono

Oggi esploriamo i due volti opposti della città. Si parte da Asakusa e dal tempio Senso-ji — incenso, pagode arancioni, il mercato di Nakamise che odora di cibo e lacca. Poi si sale di registro: Akihabara, il quartiere dell’elettronica e degli anime, un luna park tecnologico che non ti aspetti mai quanto è estremo finché non ci sei dentro. La sera la passiamo a Shibuya, dove aspettiamo il semaforo rosso solo per tuffarci nel crosswalk più famoso del mondo. È caotico, è perfetto.

Una grande folla di persone che percorre una strada stretta, fiancheggiata da edifici con colorate insegne giapponesi.

L'anima della città

Il terzo giorno è quello dei quartieri nascosti. Cominciamo da Yanaka, il rione che è sopravvissuto ai bombardamenti e al tempo — vicoli stretti, case in legno, gatti sui tetti, una pace che non ci aspettiamo a venti minuti dal centro. Poi passiamo per Harajuku e Omotesando, dove lo stile giapponese si fa arte. Nel pomeriggio ci perdiamo a Shimokitazawa, il quartiere dei vinilisti, dei caffè indipendenti e dei live club nascosti dietro porte anonime. Ceniamo lì, in qualche posto senza menu in inglese.

Gente che cammina e mangia in un vicolo affollato di un mercato alimentare giapponese, costeggiato da insegne di ristoranti e display di menu.

Pronti al salto temporale?

Colazione al mercato di Tsukiji Outer Market — sashimi di tonno alle otto di mattina, perché sì. La mattina è nostra: un giro a Odaiba, l’isola artificiale nel golfo con vista sul Rainbow Bridge, oppure tutto il tempo che ci serve per lo shopping finale. La sera chiudiamo con una cena nel posto che ci ha convinto di più in questi giorni. Poi si va alla stazione, saliamo sul bus notturno, e mentre Tokyo sparisce fuori dal finestrino siamo già con la testa a quello che ci aspetta all’alba.

Una prospettiva dal basso di un sentiero in pietra tortuoso che si snoda attraverso un tunnel di numerosi torii arancioni e neri.

Benvenuti nel passato

Scendiamo dal bus che è ancora buio. L’aria è diversa — più ferma, più profonda. Lasciamo i bagagli e andiamo dritti a Fushimi Inari, i diecimila torii arancioni che salgono sul monte. A quell’ora siamo quasi soli. Il sentiero sale nel silenzio, tra la nebbia e l’odore di resina. È uno di quei posti che tolgono le parole — nel senso buono. Il pomeriggio lo passiamo a Kiyomizudera e lungo le stradine di pietra di Ninenzaka e Sannenzaka, dove ogni negozio sembra uscito da un altro secolo.

Un sentiero lastricato si snoda attraverso una fitta foresta di bambù verde, con la luce del sole che proietta ombre sul terreno.

Geishe e bamboo

Ci alziamo presto e andiamo ad Arashiyama: il bosco di bambù la mattina è un’esperienza quasi mistica — il vento fa cigolare i fusti e il rumore è alieno, irreale. Subito accanto c’è il giardino zen di Tenryu-ji, dove il laghetto riflette le montagne come uno specchio. Il pomeriggio lo dedichiamo al Philosopher’s Path, due chilometri lungo un canale tra templetti, librerie antiquarie e caffè nascosti. La sera finiamo a Gion, il quartiere delle geishe, quando le case in legno si accendono e qualcosa di sfuggente potrebbe passarci accanto.

Due cervi che camminano su un sentiero di ghiaia in un cortile davanti a un tradizionale tempio giapponese.

Cerbiatti e mercati

Treno da Kyoto, quarantacinque minuti, e siamo in un altro mondo. A Nara i cervi sacri camminano liberi tra i templi — ci si avvicinano, ci annusano, ci rubano la mappa. Prima di loro vale la pena passare dal Todai-ji, il più grande edificio in legno del mondo con il suo Grande Buddha che ci guarda dall’alto di quindici metri. Il pomeriggio torniamo a Kyoto per l’ultimo grande shopping: il mercato coperto di Nishiki è dove si compra quello che non si trova altrove — matcha di qualità, ceramiche, incenso, tessuti. Compriamo più di quanto pensiamo di avere spazio.

Una pagoda giapponese si specchia in uno stagno, con una persona in kimono tra il vibrante fogliame autunnale.

Questo non è un addio

Colazione lenta. Niente fretta. Un tè verde nell’ultimo posto che abbiamo amato, uno sguardo alla strada che si perde tra i tetti in legno, e poi si va. Il Giappone non ci lascia come ci ha trovati — ci cambia lentamente, come l’acqua cambia la pietra. E mentre aspettiamo il gate, stiamo già pensando a quando tornare.​​​​​​​​​​​​​​​​

Cosa è incluso

Cosa non è incluso

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  • Tutti gli extra che vorrai acquistare e riuscirai ad infilare nello zaino
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L’importo da versare al coordinatore sarà di circa 100 euro. La cassa comune viene utilizzata per coprire le attività extra a cui tutto il gruppo vorrà partecipare, oltre ai servizi qui indicati; per questo l’importo potrà variare e potrebbe essere necessario implementarla ulteriormente, in ogni caso verrà restituita la differenza non utilizzata.
  • Biglietti di ingresso ai siti da visitare
  • Biglietti mezzi pubblici
  • Walking tour con guida locale
  • Cassa comune del coordinatore
  • Le attività ed extra che tutti i partecipanti avranno concordato di fare e la relativa quota parte del coordinatore

Cose da sapere

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